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L'INTERVISTA
Intervista in esclusiva a MASSIMO MUTARELLI.
Realizzato da Ugo Mencherini, Vittorio Longo Vaschetto e Corrado Montaguti.
02.03.2010 20:48 di Mario Sacchi   articolo letto 139 volte
Fonte: Tempi Supplementari

Dalla partita di ieri, si potrebbe evincere che una delle qualità principali del Bologna sia la compattezza del gruppo. Tu che vivi l’ambiente in prima persona, ci puoi confermare che lo spogliatoio rossoblu sia così unito come sembra?
Confermo, in effetti è l’elemento che risalta maggiormente. A parte il risultato di ieri, che è stato straordinario, poiché vincere in casa del Genoa non è mai facile, penso che la compattezza del gruppo sia la vera forza del Bologna, ieri si è notato: nonostante siamo andati in svantaggio per ben tre volte, abbiamo sempre raggiunto gli avversari, ed infine siamo riusciti a ribaltare il risultato, cosa che ci era sempre risultata difficile finora.

Venendo alla tua situazione personale, come vanno le terapie per il crociato anteriore destro? Quando ti rivedremo in campo?
Ho in programma una visita medica, in virtù della quale mi diranno se a breve potrò allenarmi con il gruppo: la mia sensazione è quella di essere prossimo ad aggregarmi alla squadra. Spero che ciò avvenga prima della fine del campionato: questo è il mio obiettivo principale da quando mi sono infortunato. Ce la metterò tutta per fare la mia parte, spero di guadagnarmi un po’ di spazio da qui alla fine.

Qual è la tua situazione contrattuale? Al di là dell'enorme sfortuna che hai avuto, in termini di infortuni, come giudichi la tua esperienza felsinea finora? Il tuo obiettivo è quello di rimanere al Bologna fino a fine carriera?
Innanzitutto, ho un altro anno di contratto. Da quando sono sbarcato sotto le Due Torri, purtroppo, una serie di infortuni ha pregiudicato la mia presenza in campo con regolarità; in ogni caso, spero di poter ricambiare il comportamento della società nei miei confronti, che è stato esemplare fin dal primo giorno in rossoblu, ossia quando mi hanno permesso di potermi allenare a Casteldebole con la squadra, sebbene non avessi ancora firmato niente. Qui mi trovo benissimo, e sono in debito con la società: finora ho reso poco, voglio contribuire e fare del mio meglio.

A proposito di contratti, come giudichi l'idea contenuta nel "piano industriale" di Baraldi, vale a dire quella di far firmare ai giocatori dei "contratti a rendimento"? Comporterebbe minori garanzie per chi va in campo o maggiori stimoli?
Sinceramente, penso che gli stimoli non possano e non debbano mancare mai, per quanto lungo possa essere un contratto. Non fa differenza se sia di 5 anni o 6 mesi, bisogna tenere presente che il mestiere del calciatore professionista è il coronamento di un sogno, si tratta di un lavoro privilegiato, e non si può praticarlo senza metterci passione e serietà: se mancano questi presupposti, è meglio cambiare mestiere. La professionalità e gli stimoli sono valori che si devono avere comunque, a prescindere dal fatto che la società voglia intraprendere un’iniziativa di questo genere.

Quando e come speri di rilanciarti nelle gerarchie del centrocampo? Qual è il ruolo che prediligi?

Sono un centrocampista centrale da 4-4-2, è indifferente per me essere collocato a centro-destra o centro-sinistra. Vorrei rientrare prima possibile, ma non saprei fare previsioni del genere: per me parlerà il campo. Sicuramente devo ritrovare il ritmo partita, spero di poter tornare in forma in tempi brevi.

Parliamo del 4-4-2 di Colomba: potresti adattarti, come ad esempio ha fatto Casarini, anche a fare l’esterno? E’ un ruolo che ti si addice?
Sicuramente, in passato ho anche avuto modo di giocarci. Penso che Colomba utilizzi questa variante tattica per avere più copertura su una delle due fasce, come è accaduto ieri, dove nel ruolo di esterno sinistro hanno fatto staffetta Mingazzini e Casarini, due centrocampisti centrali.

Ti senti più regista o interditore?
Delle due sono più un incontrista, tant’è che in passato ho sempre giocato in presenza di un regista al mio fianco; in ogni caso, nel 4-4-2 i centrali di centrocampo devono essere in grado sia di fermare le azioni avversarie, sia di far ripartire l’azione e lanciare i compagni in profondità.

Quali sono state le cause alla base della tua "rottura" con la Lazio, tenuto conto che sei passato dall'essere capitano della formazione capitolina, al diventare quasi un "emarginato" a Formello?
E’ stata una situazione un po’ particolare, penso che in molti ne siano a conoscenza: un giorno ti capita di discutere con certe persone, e inevitabilmente vieni messo da parte; puoi essere anche un leader o una bandiera, ma se le tue idee non sono condivise dagli altri e da chi conta, non c’è niente da fare. Come è successo ad alcuni anche quest’anno.

Ti riferisci al presidente Lotito in particolare?
Diciamo di sì…(ride, ndr)

Cosa è cambiato dalla gestione Papadopulo ad oggi? E’ vero che si era incrinato il rapporto tra la squadra e il tecnico toscano?
No, non direi che il rapporto si fosse incrinato. Più che altro, adesso vedo che ognuno ha molta più convinzione nei propri mezzi: in riferimento al discorso a cui ho accennato prima, l’anno scorso difficilmente avremmo ribaltato una partita come quella di ieri. Adesso continuiamo a giocare anche in situazioni non facili, e sappiamo che possiamo batterci con qualunque avversario.

Quali sono, a tuo avviso, le differenze sostanziali fra Papadopulo e Colomba?
Prima di tutto bisogna considerare che, l’anno scorso, Papadopulo era subentrato in una situazione particolare, dovevamo salvarci a tutti i costi, di conseguenza ha dovuto “salvare il salvabile”. Quest’anno era partito con un’idea diversa, quella di giocare con il 3-5-2, e probabilmente non eravamo adatti a quel modulo. Con Colomba e il suo 4-4-2, invece, stiamo rendendo al meglio: ci stiamo concentrando molto nello studio delle varianti tattiche, e c’è molto dialogo e confronto fra mister e giocatori.

Parliamo di un tuo compagno di reparto con cui hai giocato anche nella Lazio, Gaby Mudingayi, che ha superato un periodo difficile, in seguito a una rottura con l'ambiente, poi sanata. Tu che lo conosci piuttosto bene, quanto è importante Gaby nello spogliatoio, e in generale, per il centrocampo di questa squadra? Quanto pesa il suo stato di forma psicofisica per il rendimento del Bologna, è un giocatore che permette di fare il salto di qualità?
Gaby ha fatto molto bene sia a Roma che a Bologna, in particolare all’inizio della scorsa stagione, e adesso si sta riprendendo alla grande. Quando non si hanno le idee chiare, e si è in difficoltà psicologicamente, i problemi si riflettono sul rendimento in campo. Non so di chi sia stata la colpa, probabilmente qualcuno gli ha fatto credere di andare via, chissà dove. Il problema è che ci sono molte persone intorno ai calciatori che promettono “il mondo”, e può anche succedere che qualcuno ci creda. Lui è un bravo ragazzo, una persona onesta, se ha sbagliato lo ha fatto in buona fede. In campo, è indubbio che sia un giocatore molto importante: ha una forza fisica che aiuta tantissimo tutti i reparti, magari non gli si potrà chiedere di inventare l’ultimo passaggio, anche se quest’anno sta facendo bene pure quello, ma ciò che gli viene chiesto lo fa al massimo. Quando ha le idee chiare, è un giocatore molto utile per la squadra.

Al Bologna manca un regista classico: al tuo ritorno, con quale giocatore ti troveresti meglio, per far risaltare le tue caratteristiche?
Siamo tutti simili e molto diversi allo stesso tempo: sembriamo tutti incontristi ma possiamo anche impostare, la cosa bella è che siamo complementari. Mingazzini, ad esempio, viene ritenuto un incontrista puro ma può giocare ovunque, anche come regista davanti alla difesa, è molto duttile. Mi sono trovato molto bene a giocare a fianco di tutti i compagni, è un bel gruppo. Infine, ci tengo a ringraziare i tifosi del Bologna per il calore che ho ricevuto nonostante le difficoltà, sono fantastici, spero vivamente di ricambiare quello che ho ricevuto, in campo.


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