L’eco della vittoria sul Genoa si fa ancora sentire. Sotto i riflettori resta ancora Adailton, grande protagonista con la sua tripletta. Il brasiliano parla di sé, del suo momento e del suo futuro a Bologna.
Ecco il video con i titoli dei quotidiani di oggi: a seguire, l’ulteriore dettaglio della rassegna stampa
CORRIERE DELLO SPORT – STADIO
Magia Adalilton, Bologna è sua. Una lunga estate vissuta in bilico. Lì prese forma il suo riscatto
Martins Bolzan Adailton è un grande professionista e un ragazzo serio che ha da sempre un infinito rispetto del lavoro degli altri. Ecco perché quel giorno di luglio dell’ultima estate rimanemmo sorpresi quando ci chiamò. La mattina su Stadio aveva letto dell’interessamento del Verona nei suoi confronti e anche una nostra riflessione, quella che Adailton avrebbe potuto ascoltare quelle sirene per l’amore che lo legava a Verona. Davamo una notizia, magari non avremmo dovuto trarre quella conclusione, ma la notizia era legittimo scriverla, anche perché il Bologna era entrato nell’ordine di idee di cederlo. Adailton con i suoi soliti toni bassi e garbati ci fece sapere di non gradire ciò che avevamo scritto e che meritava maggiore considerazione. Capimmo il suo sfogo, era quello di un ragazzo che non voleva lasciare il Bologna e che era deluso per essere stato messo in discussione. Vi abbiamo raccontato questo episodio per farvi capire come sia nata proprio in quei giorni la sua grande voglia di riscatto, il suo desiderio di far vedere a tutti che il suo palcoscenico era ancora la serie A, altro che la serie C. In silenzio, Adailton ha lavorato duramente, aspettando il suo momento, con la rabbia e la consapevolezza addosso di poter tornare ad essere un protagonista. E ce l’ha fatta, sì perché dopo aver dato quello che poteva e doveva dare con Papadopulo in panchina, ecco che nel Bologna di Colomba è diventato il regista dell’attacco, il giocatore chiamato a regalare qualche dose di qualità a una squadra che sapeva soprattutto correre. Colomba è stato importante per Adailton anche nelle ultime settimane, perché ricordandosi di quello che gli aveva dato prima non lo ha mollato nonostante avesse perso brillantezza e… Gimenez, e il fantasista brasiliano a Genova lo ha ricambiato con gli interessi. E ora la storia tra il Bologna e Adailton che sembrava chiusa nel luglio passato potrebbe addirittura allungarsi, soprattutto se il fantasista riterrà di non aver già vinto la sua sfida.
Di Vaio: standing ovation davanti alla tv: “Una partita così perfetta la sognano tutti”
Marco Di Vaio è stato suo compagno di squadra anche nel Genoa e da allora tra i due c’è una stima infinita. Ieri il capitano del Bologna lo ha portato alle stelle, ringraziandolo per avergli regalato una gioia così grande. “Adailton è un giocatore che fa gol e che sa come farli fare. Stiamo parlando di un grande attaccante che sta lavorando bene anche da regista avanzato e che dà una mano anche nella fase di non possesso palla. Quest’anno ‘Ada’ ha dimostrato tutto il suo spessore, soprattutto nel momento in cui non era stato preso in considerazione. A un certo punto sembrava anche che dovesse partire, ma senza sbattere i pugni sul tavolo e senza mai alzare la voce è riuscito a cambiare la sua stagione”. Va avanti Di Vaio: “Ada ha sempre lavorato con grande continuità, anche ora che c’è stata l’esplosione di Gimenez ci ha dato dentro, raccogliendo i frutti. Per questo gli va dato un grande merito, il suo è un esempio per tutti, essendo un ragazzo che si è comportato sempre bene”. Poi Di Vaio parla di Adailton dopo Marassi: “Quella di domenica è stata la partita che ogni attaccante vorrebbe vivere, ha corso come un matto e ha fatto tre gol. Dico di più: il rigore non era facile da tirare, avendo su di sé tutto il peso di poter portare in vantaggio la squadra. Per quanto riguarda i primi due gol, di sicuro erano molto difficili ma è successo che lui li ha fatti sembrare facili”. La morale del capitano rossoblu: “Ada ha trascinato il Bologna e ha fatto la partita perfetta”.
Mazzola: Il mio amico Ada ragazzo d’oro e sono sicuro che adesso verrà il bello
Insieme hanno giocato sei anni, dal 2000 al 2006 al Verona: di quei gialloblu Adailton era il bomber e Alessandro Mazzola, centrocampista classe ’69, era il capitano. Compagni di squadra ma anche amici fuori dal campo, tanto che Mazzola il giorno dopo la tripletta di Adailton celebra il brasiliano: “Adailton è un grande e la sua partita di Genova è stata spettacolare. Sono contento per lui, è un ragazzo d’oro e a Verona con lui era nato un rapporto speciale, anche perché è una persona che si fa benvolere da tutti. Non era solo un mio compagno di squadra, ma un amico con cui uscivo spesso anche fuori dallo spogliatoio, perché la nostra era un’amicizia sincera e con lui mi trovavo bene. In quel Verona io e lui eravamo tra i punti di riferimento e sotto la gestione Ficcadenti le cose andavano bene anche per il rapporto che c’era in spogliatoio: eravamo tutti amici”. Un po’ come il Bologna attuale. Quando gli si chiede se si aspettava un Adailton così decisivo a 33 anni, Mazzola risponde: “Sembrava che per lui fosse tardi o che comunque avesse chiuso con la serie A, invece a Bologna ha trovato un ambiente che gli piace e un gruppo dove sta bene e che gli ha permesso di riproporsi a questi livelli. Sicuramente sta vivendo un periodo di serenità e di tranquillità e in campo si vede: la tripletta di Genova per lui è un premio meritato”.
Ficcadenti è stato l’allenatore del cuore: “Un grande, a Verona era il mio leader”
Massimo Ficcadenti ha allenato per due anni Adailton, a Verona dal 2004 al 2006, e il ragazzo di Santiago segnò 24 reti. Il record nel 2005/06 con 15 reti in B, tuttora bottino record per il brasiliano. Ficcadenti, attuale tecnico del Piacenza, racconta così il suo rapporto speciale con il giocatore: “Sono contentissimo per lui, è un ragazzo che merita queste soddisfazioni. E’ normale che oggi si parli di lui ma è un ragazzo serio e un giocatore che ogni allenatore vorrebbe: la sua qualità poteva emergere anche prima, poi non so se abbia ottenuto meno per colpe sue o degli allenatori che ha avuto”. Sulla tripletta di Marassi Ficcadenti osserva: “Ho visto i gol e le azioni: ha segnato tre reti in cui ha dovuto mettere anche parecchia corsa: è il segnale che sta bene, lui è un giocatore che ha buona velocità e anche resistenza nel lungo, è rimasto lucido anche sul rigore. Questa tripletta è il meritato coronamento della carriera di un grande professionista, di un ragazzo che sono felice di aver allenato per tue stagioni. Al di là dei tanti gol che ha segnato in quei due anni a Verona, era importante per la squadra: ha fatto segnare tanti compagni con assist e calci piazzati, era il leader di quel gruppo”. Un rapporto, quello tra i due, che va avanti anche adesso: “Di tanto in tanto ci sentiamo tuttora. E ci siamo anche visti dopo la partita contro il Siena: in quell’occasione gli portai buono, segnò un gran gol: è un ragazzo e un giocatore speciale, lo incontro sempre con piacere”.
Gibì Pastorello, il presidente del destino: “Con il sinistro può fare ciò che vuole”
Alfredo Cazzola aveva appena regalato a Bologna Adailton quando parlammo con Gian Battista Pastorello, allora dirigente del Genoa: “Il Bologna ha preso un grande giocatore, Bologna è una città che sa di calcio e che ama il bel calcio e vedrete che uno come Ada diventerà l’idolo della gente”. E ancora: “Ha grande voglia e tanta fame, se conosco bene Adailton e state sicuri che lo conosco bene, non potete neanche immaginare quanto sia grande il suo desiderio di tornare ad essere un grande protagonista, dopo anche i guai fisici che ha dovuto superare qual nel Genoa”. Gian Battista Pastorello ha da sempre una stima infinita di questo ragazzo brasiliano che un giorno del ’97 rilevò dal Guarani per portarlo al Parma. Da allora Pastorello e Adailton non si sono più staccati e se oggi chiedi al ragazzo brasiliano chi è il presidente della sua vita, no, non ci pensa su neanche un attimo e ti risponde Gb Pastorello. Che poi lo dirottò a Verona e sette anni più tardi al Genoa. “Ada è un giocatore che con il piede sinistro sa fare tutto e mettere il pallone dove vuole, tecnicamente è formidabile, ha giocate che cambiano la vita di una squadra”, ha sempre detto Pastorello di questo brasiliano (al quale vuole bene come a un figlio) che in questa stagione al Bologna ha già trovato lo spazio per superare il suo record di gol segnati in serie A, precisamente 8, quando mancano ancora 12 partite alla fine del campionato.
IL RESTO DEL CARLINO
Adailton. “Prima sembravo un peso. E ora segno i gol pesanti”
“Sembrava, l’estate scorsa, che col Bologna non avrei più dovuto giocare neanche per un minuto”. Ha ragione Adailton. L’impressione era quella. Il teorema del ragioniere gli dava torto: la sua età (33) moltiplicata per gli euro dell’ingaggio (850 mila) e divisa per i gol che aveva segnato (1) uguale “cessione certa”. Nessuno, però, voleva sbolognarlo a ogni costo, magari pagando all’acquirente una robusta quota dell’ingaggio. L’aria era questa: se qualcuno lo vuole, bene. Altrimenti ce lo teniamo volentieri. Ma sì: Ada non è come quell’orso bruno di Marazzina, che corre verso il letargo appena intorno sente un calo di fiducia. Ada è brasiliano del sud, con un sorrisone che vale doppio: come pubblicità per i dentisti e come inno all’ottimismo. Poi, malissimo che vada, al suo fianco c’è sempre Emilia, brasiliana anche lei, quella che gli tappezza l’auto di bigliettini con scritto ti amo. Emilia si è beccata il virus e Martins ieri ha detto che in tv non ci sarebbe andato per starle vicino. Lui e lei si fanno coraggio a vicenda per battere la nostalgia, che è più tosta del Genoa e dei pregiudizi. “Ma quando avrò chiuso col calcio – dice Martins – torniamo a casa. Da troppi anni siamo lontani dalle nostre famiglie”. Lui da tredici, da quando sbarcò a Parma portato da Pastorello senior e lei da tre anni circa, da quando, dopo averlo conosciuto in vacanza, ha deciso di seguirlo a Bologna. Adailton era considerato contrattualmente e fisicamente “in scadenza”. Ma è dall’estate del 2007, da quando il Genoa lo scaricò dopo averlo eletto Grifone dell’anno per via degli 11 gol (nonostante un lungo stop per infortunio) indispensabili per il ritorno in serie A che Martins medita la sua rivincita. “E’ una cosa molto personale che non ha a che fare con la vendetta o con la rivincita: dopo la delusione di Genoa volevo dimostrare a me stesso che sono ancora da serie A”. C’è riuscito nel modo migliore, segnandone tre proprio al Genoa, i suoi personali scaricatori di porto. Sorride e dice: “Magari domenica sera Preziosi si sarà pentito di avermi ceduto, chissà”. Non è certo, ma sotto sotto ci spera. Così come spera che il Bologna lo depenni dalla lista dei 14 giocatori in scadenza. “Dopo tre stagioni a Bologna mi piacerebbe trovare continuità. So che sono in arrivo anche i contratti a rendimento. Basta mettersi d’accordo sul significato di rendimento”. Un esempio: gli otto gol che Ada ha segnato fin qui, stabilendo il suo record personale in A, qualche assist, la conservazione di una buona mira su punizioni e rigori, stabilirebbero anche attraverso i parametri del piano Baraldi che il brasiliano garantisce un alto rendimento. “C’è tanto di Colomba in questo mio momento positivo. Ha dato a tutti più consapevolezza e fiducia nei nostri mezzi. Mi sentivo bene in settimana e sono riuscito a vivere la partita perfetta, quella che tutti i calciatori sognano fin da bambini”. Semmai qualcuno dubitasse delle sue ritrovate doti di fondista: “Avete notato quanta strada ho fatto per segnare quei tre gol? Sono arrivati tutti da lontano”. Com’è giusto che sia: “Sì, quando giochi contro il Genoa devi fare del tuo meglio per uscire dall’area di rigore, se no quelli ti mettono sotto dal primo all’ultimo minuto. Bisogna ribattere colpo su colpo, esattamente come abbiamo fatto noi”. Il più bello dei tre che ha segnato: “Il secondo, perché era il più difficile: la finta è riuscita bene e mi sono messo il pallone sul sinistro, bello pronto per il 3 a 3”. Poi sono diventati quattro: “Ed è diventata pure la partita più bella della mia vita”.
Colomba. Alla riconferma mancano soltanto le firme
Franco Colomba viaggia alla media di 1,47 punti a partita. Ereditò (da Papadopulo) il Bologna alla vigilia della nona di campionato, con sei punti in classifica. Ora, dopo la ventiseiesima giornata, ne ha aggiunto 25 e vanta un distacco di otto punti sulla quartultima, che è il Livorno. In caso di arrivo a pari merito con il Livorno, però, il Bologna si salverebbe grazie alla vittoria nello scontro diretto del ‘Picchi’. E’ ovvio che, di fronte a questi numeri, il Bologna abbia deciso di rinnovare il contratto a Colomba. Lo stesso allenatore non vuole che questo diventi l’argomento più dibattuto, ma anche ieri Francesca Menarini ha lasciato capire che il nuovo contratto ormai è soltanto una formalità. Che terrà conto anche dei tempi che presidente e proprietario hanno deciso di prendesi per studiare il piano Baraldi. Il sì al direttore generale comporta, in automatico, anche la confema di Colomba.
Un Bologna da Champions grazie al ritmo in trasferta
Sorpresa: se valessero solo le 7 partite del girone di ritorno, il Bologna di Colomba sarebbe da Champions League: secondo solo alla Roma di Ranieri e sullo stesso gradino di Milan e Sampdoria. Che poi la sorpresa è relativa, considerato che nessuno, nell’ultimo mese e mezzo, in trasferta ha saputo reggere il passo dei Franco boys: 3 vittorie (Fiorentina, Livorno e Genoa) e un pareggio (Chievo) rappresentano un ruolino di marcia che non è riuscito a tenere nemmeno l’Inter. Quella stessa Inter che infatti, sommando il rendimento casalingo ed esterno, dopo il giro di boa ha raccolto un punto in meno dei 14 del Bologna. Per quanto freddi, i numeri fotografano bene i recenti exploit della squadra di Colomba, che hanno trasformato una creatura allergica a mettere il naso fuori dal Dall’Ara (prima del blitz da punti con la Fiorentina del 17 gennaio i rossoblu avevano vinto l’ultima partita esterna un anno prima a Bergamo con l’Atalanta) in una schiacciasassi più o meno inarrestabile. Verrebbe quasi fatto di dire: peccato che con Napoli e Sampdoria si giocherà al Dall’Ara, perché il Bologna da viaggio è diventato uno spauracchio per tutti. E dire che il 2010 era cominciato male con due sconfitte di misura (1-0) per mano di Catania (al Massimino) e Cagliari (al Dall’Ara) che avevano minato il morale della truppa e indebolito la posizione di Franco Colomba. Il 17 gennaio al Franchi i rossoblù hanno però scritto il primo capitolo di una storia dal segno completamente diverso, una storia che racconta complessivamente di 4 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta (peraltro immeritata: al Dall’Ara contro la Juve). Totale: 14 punti, che vale a dire 2 di media partita. Per trovare un precedente recente, è il ritmo da capogiro che tenne il Bologna di Arrigoni nella ‘regular season’ della serie B 2007-2008 (quando la squadra raccolte 84 punti in 42 gare). Ma anche ‘depurando’ il rendimento di Colomba dai livelli d’eccellenza dell’ultimo mese e mezzo – e dunque prendendo in considerazione tutti e quattro i mesi della sua gestione – il tecnico rossoblu conserva comunque un passo di marcia da chapeau: i 25 punti raccolti in 18 gare gli valgono un 1,38 di media partita di tutto rispetto. Largamente primo nella classifica dei tecnici che si sono avvicendati sulla panchina di Casteldebole nell’ultimo anno e mezzo (oltre a Colomba, Arrigoni, Mihajlovic e Papadopulo), l’attuale pilota rossoblu è da podio anche se rapportato a chi, tra i suoi predecessori, ha firmato le più belle performance dei Bologna degli ultimi quindici anni. Solo in due, in serie A, hanno viaggiato a un passo più veloce del suo: il Guidolin del 2001-2002 (settimo posto a 52 punti: 1,52 di media partita) e l’Ulivieri del 96-97 (altro settimo posto, ma con 49 punti, 1,44 di media partita).
Portanova è la stella polare. Indispensabile in difesa
Ruvido nei modi (in realtà è un burbero dolce). Generoso nei salvataggi di testa in area (se n’è avuta prova anche domenica a Marassi). Spesso ultimo baluardo di un fortino che (il più delle volte per colpe non sue) è tutt’altro che inespugnabile. Ma al tirar delle somme insostituibile. E infatti prima Papadopulo e poi Colomba non lo hanno fatto accomodare una sola volta in panchina. E’ la storia dello stakanovista Daniele Portanova. Uno che da quando ha messo piede in squadra non lo ha più tolto. Delle 26 partite di campionato affrontate dai rossoblu dal 22 agosto (giorno del debutto al Dall’Ara con la Fiorentina) ad oggi, Portanova ne ha saltata solo una: la trasferta di Parma del 13 dicembre, quando fu fermato non da Colomba ma dal giudice sportivo. Potendo scegliere, infatti, Colomba non lo toglierebbe mai. Non a caso Portanova comanda la classifica dei minutaggi in campionato: dall’alto dei suoi 2373 giri di lancette guarda a vista Viviano, Guana e Lanna che, nell’ordine, lo seguono a debita distanza. In realtà se la cava egregiamente anche nella classifica del rendimento: la media voto in pagella produce un 6 abbondante, che è un risultato di tutto rispetto considerato che il trentaduenne romano guida quella che, con 36 reti al passivo, è la quarta difesa più perforata del campionato. E’ la prova che il reparto spesso ha traballato, ma lui meno di tutti. Ecco perché davanti a Viviano Portanova è stato la stella polare, mentre Moras e Britos si sono spesso alternati. Oggi che a Casteldebole comincia la settimana di lavoro che porta alla sfida col Napoli Colomba non ha dubbi: Portanova titolare. Il dubbio, semmai, è su chi schierare al suo fianco, considerato che domani Moras è in campo con la sua nazionale nel test pre Mondiale tra Grecia e Senegal.Tira aria di ripescaggio per Britos. E tira anche aria di recupero per Modesto, che si stirò il 7 febbraio col Milan e che potrebbe farcela per domenica.
LA REPUBBLICA
I tre gol di Adailton. “Dedicato a chi dubitava di me”
Il brasiliano: il contratto a rendimento? Vedremo, non c’è fretta
La squadra. La festa dei tifosi a Casteldebole. Col Napoli Modesto può farcela
Cazzola, quello che ci scommise. “Costava tanto, lo presi lo stesso”
L’ex patron. “Vista in tv, gli ho mandato un messaggio. Poi, eravamo vicini venerdì sera al cinema”
“Francesca. La sento spesso, se si vince. Ma l’ho chiamata pure dopo la Juve. Non era stata una sconfitta…”.
C’è il modulo, 3-5-2. C’è la diga, Mudingayi-Perez. E c’è un Casarini pronto ad avere un ruolo importante nel match di domenica contro la Lazio. Sui taccuini le parole di Carmine Longo, che parla del mercato rossoblu ma non solo, e di cap...