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© foto di Federico De Luca
Il fortino rossoblu ha retto, Colombo è stato grande protagonista e alla fine nella sfida con il Milan ne è uscito un pareggio che a fine gara lascia in casa rossoblu anche qualche rammarico per qualche contropiede che poteva essere sfruttato meglio. E’ comunque il quinto risultato utile consecutivo per i rossoblu, che da domani inizieranno a preparare la sfida al Livorno: ci sono da valutare le condizioni di Gimenez e Viviano potrebbe fare il suo ritorno tra i pali.
Il video
CORRIERE DELLO SPORT – STADIO
Colombo c’è, Dida sicuro, Bonera ok, Seedorf delude
Le pagelle. Colombo 7, Mudingayi 7, Moras 7; Raggi 6,5; Portanova 6,5; Lanna 6,5; Buscè 6; Di Vaio 6; Colomba 6; Guana 5,5; Modesto 5; Gimenez 5; Adailton 5.
Colombo: Queste sono soddisfazioni
La prima cosa bella di Roberto Colombo è un’uscita bassa, che in fondo per un portiere è l’ultima carta da giocare quando tra te e l’avversario, nel caso l’olandese pallido Huntelaar, ci sono solo un pallone e il suo destino da compiersi. Fa niente se ti becchi un colpo micidiale al ginocchio. Il corpo a terra, le mani in avanti, gli occhi chiusi: è una questione di reattività, prontezza di riflessi, una buona dose infine di coraggio. La seconda cosa bella è ancora un’uscita bassa, come quando da bambini si scivola sulla sabbia e se ti dice male va a finire che la tua faccia sbatte su qualcosa, nel caso il piede carognetta di Amantino Mancini. “E’ stata la partita di Colombo”, ha detto il quasi omonimo Colomba, gongolante nel dopo partita perché (anche) lui ha deciso, quando Viviano si è infortunato, che bisognava dargli fiducia, non era necessario cercare un portiere usa & getta al mercato: Colombo merita la chance. Terza partita di fila da titolare, la prima chiusa senza prendere gol per quello che nel Bologna non è un semplice vice, ma una testa pensante, uno che fa gruppo pur essendo diverso da (quasi) tutti i compagni. Ha una laurea in Scienze politiche in indirizzo economico, si dà da fare come promotore finanziario, e quello farà a fine carriera. E’ un 12 che non si è mai sentito tale, questa è la sua forza. “Che bella sensazione – dirà a pomeriggio inoltrato – per me era una gara particolare, affrontavo una parte importante del mio passato perché pur essendo stato al Milan solo nelle giovanili, è in quell’ambiente e in quegli anni che ho imparato la professione e assunto una certa cultura del lavoro che poi mi ha caratterizzato in carriera”. Marchiato di rossonero dalla nascita, monzese in trasferta sotto il Duomo, Colombo da ragazzo ha avuto un percorso umano doloroso, ma è riuscito a rialzarsi, trovando oltre l’orizzonte del quotidiano la voglia di mettersi continuamente in gioco fino ad arrivare alla quarta stagione con la maglia rossoblu. Sempre da vice, sempre da riserva, prima del concittadino Antonioli oggi di Viviano, sempre sentendosi però parte integrante del gruppo, sempre mettendoci una serietà che tutti i compagni, di ieri e di oggi, hanno apprezzato. Gli si chiede: la parata più difficile? “La prima uscita basssa, su Huntellar, quando ho subìto anche una botta al ginocchio: ho letto bene la situazione, in quelle occasioni quando il portiere esce rischia di essere scavalcato da un pallonetto dell’attaccante ma sono andato sul pallone e l’ho intercettato. Oggi è più difficile vedere questo tipo di situazioni perché spesso gli attaccanti cercano più il rigore che non la conclusione a rete, quando vedono il portiere venire contro di loro”. A proposito di chi cerca il rigore, nel primo tempo Ambrosini, col pallone ormai lontano, ha trascinato la gamba in maniera così evidente che deve essersi vergognato nel momento stesso in cui l’ha fatto. “Quando Ambrosini è caduto nella nostra area ha subito ammesso con l’arbitro che non c’era stato affatto il contatto e a me ha detto che l’avrebbe fatto anche nel caso in cui fosse stato concesso il rigore”, spiegherà il Cadido Colombo nel dopo partita. E’ stata la partita, va detto, che ha confermato una volta per tutte l’affidabilità di questo vecchio ragazzo che va per i trentacinque e che ha fatto della sobrietà la sua cifra stilistica. Si fidano di lui, i compagni. Andrea Raggi ne esalta la professionalità. “Non è facile farsi trovare pronto, ma lui ci è riuscito. E questo perché si allena sempre con serietà”, a ruota gli altri, perché Colombo è uno di loro, uno che nello spogliatoio conta qualcosa. Analisi finale di un portiere che dovrebbe (Viviano sta recuperando ed è pronto a riprendersi la maglia da titolare) tornare in panchina, lì dove la partita è un gioco giocato da altri. “Questo è un pari meritato e un buon punto, contro una squadra imbottita di campioni: non potevamo pensare di essere noi a fare la partita, oggi. E i difensori del Milan sono riusciti ad annullare alcune nostre ripartenze mettendoci in fuorigioco, pur trovandosi a volte anche in inferiorità numerica: merito della loro bravura. L’importante è aver portato a casa un risultato che ci fa proseguire nel cammino che da qualche settimana abbiamo intrapreso: un percorso che ci ha portato risultati e fiducia”.
Moras: “Dovevamo crederci, avremmo segnato”
C’è soddisfazione in casa Bologna per un punto contro una big che muove la classifica e rappresenta la quarta gara di questa stagione senza subire gol. Tra i migliori in campo sicuramente Vangelis Moras, padrone insieme a Portanova di una difesa che ha retto all’urto rossonero. “Abbiamo preso un punto importante, si vedeva che stavamo bene. Peccato solo per quelle occasioni in contropiede che non siamo riusciti a finalizzare: se ci avessimo creduto di più potevamo arrivare al gol. I punti che stiamo facendo adesso sono importanti: più ne facciamo ora, meno soffriamo dopo”. Un concetto che riprende anche Andrea Raggi: “In certi momenti sembrava che potessimo far male al Milan in contropiede, ma abbiamo comunque ottenuto un punto importante, sia in ottica salvezza che per il nostro morale. Per noi era difficile riuscire a non prendere gol, è vero che nel finale i rossoneri ci hanno un po’ schiacciato ma hanno cominciato a far girare il pallone e quando squadre così riescono a farlo diventa dura. Personalmente avevo il compito di bloccare Ronaldinho e non farlo girare, è stato bravo anche Colombo, che ha fatto delle belle parate: gli faccio i complimenti. Ora pensiamo alla prossima partita. Con la concentrazione vista in questa partita a Livorno si fanno punti, anche perché loro sicuramente non sono il Milan”. Raggi è tornato a comporre la coppia sulla fascia destra con Antonio Buscè vista ai tempi di Empoli. All’esterno di centrocampo è piaciuto soprattutto il primo tempo del Bologna: “Nei primi quarantacinque minuti ho visto un Bologna eccellente, poi è normale che alla lunga ti vengano a mancare le forze e contro il Milan significa concedere qualche giocata in più. Abbiamo comunque retto il colpo centrando un buon pareggio contro un avversario importante: era importante soprattutto non prendere gol, perché se vai in svantaggio contro un avversario del genere è finita, e non perdere per centrare il quinto risultato utile in fila, Abbiamo impostato la partita per non subire gol, difendendo con ordine, trovando qualche buona occasione in contropiede che poteva essere sfruttata meglio. Muover la classifica è stato importante: a volte i campionati si decidono anche per un punto in più o in meno. Abbiamo portato a termine la missione e personalmente sono anche contento perché non giocavo novanta minuti da tre mesi e mezzo: ora pensiamo al Livorno, uno scontro diretto che prepareremo con la tranquillità di chi è consapevole di poter fare risultato”. Ha qualche rimpianto Adailton, entrato nella ripresa al posto dell’infortunato Gimenez. “Mi dispiace per quei contropiedi due contro tre o tre contro tre che non abbiamo concluso bene: fossimo andati a segno in una di quelle occasioni la gara poteva avere un altro finale. Io dovevo stare vicino a Pirlo e Ambrosini che dettano i tempi del Milan, perché non sono riuscito a stare molto vicino a Di Vaio in avanti. Alla fine siamo stati uniti, abbiamo lottato ed è arrivato il quinto risultato utile in fila, ma c’è ancora da migliorare in alcune situazioni, su tutte le ripartenze. Nell’huddle a fine gara ce lo siamo detti: questo punto è solo un gradino, c’è ancora tanto da fare”. Infine hanno festeggiato il pari anche due ex rossoblu presenti ieri sugli spalti del Dall’Ara: Francesco Valiani, impegnato sabato a Palermo con il Parma e Davide Bombardini, che ha seguito la partita con gli amici in curva Bulgarelli.
Domani si torna al lavoro, va controllato Gimenez
La squadra riprenderà ad allenarsi domani pomeriggio alle 15 a Casteldebole in vista dello scontro salvezza sul campo del Livorno, a cui mancherà lo squalificato Lucarelli. In casa Bologna ci sarà soprattutto da verificare le condizioni di Gimenez e Colombo, usciti acciaccati dalla sfida contro il Milan: per entrambi contusione al quadricipite della coscia sinistra, la cui entità sarà valutata domani. Doloroso soprattutto l’infortunio all’uruguagio che, colpito duro nel primo tempo da quello che a Bologna viene chiamato in gergo ‘lopez’, ha avuto sempre più problemi a correre in modo sciolto ed è progressivamente uscito di scena fino all’intervallo, quando come ha riferito anche il tecnico Colomba faceva quasi fatica a camminare: domani sarà importate capire soprattutto se il colpo ha prodotto o meno un ematoma. Meno apprensione sulle condizioni di Colombo, che ha potuto comunque terminare la partita risultando anche decisivo per la conquista del pareggio: la contusione al quadricipite è stata rimediata sulla parata a terra su Huntelaar, probabilmente nello scontro involontario con il compagno di squadra Buscè che stava rimontando sull’olandese. Per Colombo nel finale di partita anche un colpo tra spalla e viso per una scorrettezza di Mancini sulla seconda parata a terra, con il brasiliano che con la palla già tra le braccia del portiere allunga la gamba, rischiando seriamente l’espulsione. In settimana intanto ci sarà una visita di controllo per Emiliano Viviano, che nelle ultime settimane ha curato la frattura composta all’alluce del piede sinistro lavorando in piscina: il portiere spera di riuscire a rientrare a Livorno ma saranno i nuovi esami a dire se domenica potrà essere o meno della partita. Lavoro intenso per lo staff medico che deve monitorare anche la condizione di Nicola Mingazzini: il mediano continua a convivere con un fastidio al polpaccio destro che torna ciclicamente a farsi sentire. Nello staff rossoblu c’è comunque ottimismo per un suo recupero per la partita di Livorno, così come per quello di Zalayeta, anche lui alle prese con un acciacco muscolare, agli adduttori.
IL RESTO DEL CARLINO
Colombo sigilla la sua porta. Modesto attento, ma senza guizzi
Le pagelle. Colombo 7; Raggi 6,5; Portanova 6; Moras 6; Lanna 6,5; Buscè 6,5; Guana 6; Mudingayi 7; Modesto 5,5; Gimenez 5,5; Di Vaio 6; Adailton 5,5; Britos ng; Succi ng; Colomba 6. Voto squadra 5,5.
Colomba. “Abbiamo limitato il Milan. E’ stato un punto sofferto”
Cancellare la fase offensiva per concentrare tutte le energie nella costruzione del muro. Il muro ha tenuto, per cui non lamentiamoci del brodo grasso. Franco Colomba non lo dice, ma probabilmente lo pensa. Il senso profondo della partita è concentrato in poche parole: “Chi è stato calciatore sa che quando affronti avversari più bravi di te la prima cosa da fare è preoccuparsi di limitarli. Poi viene tutto il resto”. E se il resto ieri non è venuto o è stato deficitario è perché quella non era la priorità della partita. . Non per chi l’aveva pensata e costruita così, almeno. “Contro un avversario come il Milan – dice Colomba – era questa l’unica partita che potevamo fare. Se ai rossoneri concedi spazi ampi, la loro qualità finisce per prevalere. Ci era già successo in casa con l’Inter: nel secondo tempo la partita si era aperta e quando abbiamo provato a ribattere colpo su colpo ci hanno punito”. Quel precedente deve aver consigliato Colomba a imboccare un’altra strada. Anche perché, osserva lui, “una squadra deve essere consapevole sia dei propri pregi che dei propri difetti”. Si chiama realismo. Lo stesso che gli fa dire che “il nostro è stato un punto sofferto e sudato, conquistato contro una squadra che ha dimostrato tutto il suo valore in fase di palleggio e possesso palla, ma un po’ meno in fase conclusiva: vuoi per la nostra bravura, vuoi per un pizzico di buona sorte”. C’è spazio addirittura per un rammarico: “In contropiede abbiamo avuto cinque-sei occasioni nelle quali avremmo dovuto essere più cinici: se ci fossimo riusciti sarebbe stata la partita perfetta, ma avremmo anche conquistato una vittoria che forse non avremmo meritato”. Va bene così, con un punto che allunga la striscia positiva e muove la classifica: “La domenica in cui tu prendi un punto e tre squadre che ti stanno dietro vincono, in teoria dovrebbe essere una giornata negativa. Ma un pareggio conquistato col Milan è un punto prezioso e ci dice una cosa: che deve servirci da lezione: se sei attento, concentrato, e dietro sbagli poco, puoi fare risultato contro qualsiasi squadra”. Ci ha messo del suo anche il bravo Colombo. Osserva il tecnico: “La sua bella prestazione è la prova che abbiamo fatto bene ad avere fiducia in lui. Ed è anche la conferma che quello che ripeto sempre ai miei giocatori è vero: lavorate sodo, anche chi è dietro le quinte, perché prima o poi l’occasione capita a tutti”. Ha brillato meno del previsto invece Gimenez, ma una ragione c’è: nel primo tempo ha preso una botta tremenda al quadricipite e nell’intervallo l’ho tolto perché non riusciva nemmeno a camminare”. L’ultimo pensiero è un altro omaggio al sano realismo: “Ci mancano quindici punti per essere salvi. E solo a questo adesso dobbiamo pensare”.
Mudingayi. Tutta la curva a urlare il suo nome: è pace fatta
L’arbitro Mazzoleni ha appena tolto il fischietto di bocca, Bologna e Milan sono già rientrate negli spogliatoi, sul prato del Dall’Ara resta solo un gigante d’ebano che prima di infilare il tunnel batte le mani rivolto alla curva, ricevendone in cambio una testimonianza d’affetto che, a suo modo, fa storia. “Mudy, Mudy, Mudy”, scandisce la Bulgarelli con una voce sola. Tre mesi dopo la feroce contestazione di cui era stato fatto oggetto, Gaby Mudingayi non è più il nemico della curva. Pace fatta. E non solo perché il centrocampista belga, in mezzo al campo, da qualche partita a questa parte asfalta qualunque avversario che transiti nei suoi paraggi. Ma perché Mudingayi ha dimostrato con i fatti che le dichiarazioni maldestre e le idee balzane che lo avevano accompagnato in estate (quando diceva “mi piacerebbe andare al Napoli” un giorno sì e l’altro pure e in due circostanze si rifiutò perfino di alzarsi dalla panchina per fare riscaldamento) appartengono ormai a un passato remoto lontano anni luce dai comportamenti inappuntabili di oggi. In quel lungo applauso che la curva Bulgarelli gli ha regalato ieri a fine partita c’è tutto il senso di una ricucitura sofferta, ma logica. “Vuole recuperare la stima dei tifosi? – è stato a lungo il leit motiv della curva – allora zitto e pedalare, perché solo così si riconquista un rapporto”. Detto e fatto. Mudingayi si è tappato la bocca (pur non perdendo l’abitudine, ogni tanto, di concedersi qualche dichiarazione in libertà ai giornalisti che gli telefonano: più per cortesia nei confronti dei giornalisti che per desiderio di parlare), ha dimostrato negli allenamenti di non essere uno con dei grilli per la testa e ha capitalizzato al meglio la grande fiducia di Colomba. Già, Colomba: ha avuto un merito decisivo se la storia ieri ha avuto un “happy end”. Fu lui, appena insediatosi sulla panchina rossoblu, a dare una maglia da titolare a Mudingayi già nella notte di Marassi, il 24 ottobre. “Quello che è stato appartiene al passato – disse allora il tecnico rossoblu – con me si ricomincia da zero”. Quello stesso Colomba che ieri, gongolando in silenzio, spiegava: “Mi fa piacere che questo ragazzo sia venuto fuori da un momento difficile. E’ stato bravo lui e un po’ anche noi che abbiamo avuto fiducia in lui”. Laddove quel ‘noi’ è riferito anche ai dirigenti rossoblu, che nella finestra del mercato di gennaio hanno respinto tutte le offerte che fioccavano per il mediano rossoblu. Scelta saggia e premiata dal campo. Dove Mudingayi è tornato ad essere ‘Gaby the wall’ (come recitava ieri uno stendardo sorretto da due aste in curva), il Muro invalicabile contro cui cozzano gli avversari, uscendone con le ossa rotte. Per informazioni, chiedere ai centrocampisti di Leonardo.
Niente accordi pugliesi. Il Bologna non sarà ceduto
La decisione è già stata presa e, salvo clamorosi ripensamenti dell’ultimissima ora, non cambierà: il Bologna non sarà ceduto, neanche in parte, alla società pugliese Meleam. Oggi è il giorno delle risposte e quella della famiglia Menarini sarà no. Col che tutti i castelli in aria subiranno una scossa abbastanza forte da farli crollare e da rendere e da rendere molto difficile la ricostruzione. La Meleam è quella società pugliese che offre servizi vari alle imprese o alle industrie che da tempo, dalla scorsa estate, cerca di entrare nel mondo del pallone. Aveva bussato inutilmente alla porta del Gallipoli, poi a quella del Bari, prima di fare rotta verso Bologna. Adesso, verosimilmente, farà rotta verso Torino, dove Cairo non se la passa benissimo. Il Bologna e la Meleam si erano conosciuti lo scorso novembre, si erano parlati ai primi di gennaio e si erano incontrati il 21 di quello stesso mese. Per piantare i paletti di un ipotetico accordo, che prevedeva il pagamento di 20 milioni per l’intero pacchetto azionario, pagabili in rate che andrebbero estinte entro il 2013. Ma pare proprio che il problema del pagamento neppure si porrà. Tentato dall’operazione nei giorni in cui tutto sembrava nero o grigio esattamente come l’anno scorso, era il geometra Menarini. Verosimilmente, fu lui a chiedere ai suoi figli Francesca (presidente del Bologna) e Alessandro (presidente di Aktiva) di mettere la firma sotto la bozza di accordo trovato con l’avvocato napoletano e rappresentante della Meleam Raffaele Di Monda, in un albergo nel centro di Roma. I figli, sembra di capire dallo scetticismo circa il buon esito dell’operazione malcelato da Francesca, probabilmente hanno subito più che condiviso la decisione, ma adesso hanno trovato nel padre un altro di famiglia che la pensa come loro. Cioè, che questo accordo non si abbia da fare. Non garantisce al Bologna il futuro che merita e la famiglia Menarini di errori sul piano pratico ne ha commessi, di soldi ne ha spesi forse anche di più di quanti aveva messo in preventivo, ma dall’idea di consegnare il Bologna in buone mani, il giorno in cui decidesse di uscire di scena, non ha mai derogato. E non sembra intenzionata a farlo neppure questa volta, se le parole della presidente fanno testo: “Io da domani – diceva ieri – penserò esclusivamente alla partita con il Livorno. E non credo che esista un altro pensiero in grado di farmi perdere il sonno o capace di annientare la soddisfazione che ho provato vedendo il Bologna pareggiare in modo più che decoroso contro la seconda in classifica”. Sembra evidente: oggi la Meleam incasserà un no.
Bombardini cuore rossoblu. In curva a tifare per ‘Mudi’
Al triplice fischio di Mazzoleni era più svuotato di energie di quando sul campo gli toccava farsi in quattro per tappare tutte le falle. “Che sofferenza la partita vista dalla curva”, dirà dopo il novantesimo un Davide Bombardini esausto, ma felice. Il suo piccolo mattoncino alla causa, seppure nelle vesti di tifoso, il ‘Bomba’ l’ha portato anche ieri, sgolandosi in curva dal primo all’ultimo minuto. Alla fine si è perfino unito al coro della Bulgarelli per il suo ex compagno Mudingayi: “Certo che quel coro l’ho fatto anch’io – spiegherà – se Gaby continua a giocare così…”. Bombardini sabato ad Ancona aveva debuttato con la maglia dell’Albinoleffe: un’ora abbondante senza lode e senza infamia nel pomeriggio in cui i bergamaschi sono usciti sconfitti per 2-1 dal Del Conero. Ieri, come promesso, ha visto la partita dalla curva. A fine gara ha fatto anche un salto negli spogliatoi per salutare compagni, allenatore, dirigenti, massaggiatori e magazzinieri.
LA REPUBBLICA
Tutti dietro, il pareggio è d’oro
Colombo e i pali fermano il Diavolo: la difesa premia i rossoblu
Portanova svetta in mischia, Mudingayi è stoico a metà campo, Di Vaio paga solo gli scatti in fuorigioco. Unici in ombra: Gimenez e Adailton
Meleam, oggi il Bologna risponderà sì o no. Il geometra: “Tanto voi sapete già tutto…”
Francesca glissa (“io penso al campo”), Di Monda aspetta (“diremo in giornata”) il patron è sarcastico coi cronisti
Colomba, il realismo al potere. “E in contropiede potevamo colpire”
“Loro sono più forti, in ogni reparto. Era giusto giocarsela come abbiamo fatto noi”
“Ci mancano 15 punti per la salvezza, in qualche maniera dovremo farli”
Nuovo Mudingayi di lotta e di governo, ora l’ex ribelle ha conquistato il Dall’Ara
Dalla lite con Ricci alla voglia di Lazio alle coccole di Baraldi e del mister, che con il dialogo l’hanno recuperato
Ritirarlo anzitempo dal mercato è stato il modo per farlo sentire importante
Tanti palloni sradicati ai rivali, ma anche buoni passaggi ai suoi