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© foto di Federico De Luca
Un piccolo passo in avanti è stato fatto, passando al 4-4-1-1 e coprendo meglio le fasce. Ma il Bologna subisce ancora tanti, troppi gol da dentro l’area e si punta quindi ad un ulteriore salto di qualità. Cresce intanto la febbre per la partita con il Milan: tra abbonati e biglietti venduti, il Dall’Ara conta già 23mila presenze. Ieri intanto a Casteldebole si è rivisto Kallon: si è parlato di due gioiellini della squadra dell’attaccante della Sierra Leone, Bangura e Kamara.
Ecco il video con i titoli dei quotidiani di oggi: a seguire, l’ulteriore dettaglio della rassegna stampa
CORRIERE DELLO SPORT – STADIO
Il Bologna elimina l’ultimo baco
Che la difesa del Bologna difenda meglio da quando Franco Colomba si è buttato con decisione e continuità sul 4-4-1-1 è sicuro ed è davanti agli occhi di tutti, ma al di là di ciò va detto che è chiamata a fare un ulteriore salto di qualità. Perché anche con questo nuovo modulo il Bologna ha finito per incassare 6 gol in 5 partite, due dei quali sono arrivati ancora una volta da dentro l’area piccola. Che è stata la costante fin qua, considerato che la squadra rossoblu è già arrivata a quota diciassette. Ora c’è da porsi un paio di interrogativi per capire meglio dove e come il Bologna potrà e dovrà crescere, anche se non va assolutamente dimenticato che il comportamento della difesa è sempre figlio del comportamento dell’intera squadra nella fase passiva. Il primo: questi gol arrivano dopo una lunga pressione degli altri, perché a forza di difenderti se il gol non lo pigli alle otto finisci per prenderlo alle nove, oppure dipendono da un’organizzazione difensiva ancora da perfezionare o ancora sono dovuti a errori individuali? Il secondo: come ha ammesso ieri lo stesso Portanova, il Bologna deve metterci più attenzione, maggiore applicazione e anche più cattiveria nell’area di rigore? C’è un po’ di tutto alla base dei gol che la squadra continua a incassare, anche se va aggiunto che qualche miglioramento si è visto, e non solo a livello di numeri. Almeno i gol subiti da dentro l’area piccola sono calati da quando il Bologna si è sistemato sul campo con il 4-4-1-1. E il perché di questi miglioramento è facile da intuire: ora copre meglio i lati con il lavoro degli esterni bassi e alti sia a destra che a sinistra, a differenza di prima quando le mezzali dovevano scalare continuamente per andare a rincorrere l’esterno basso degli avversari che via via saliva. Con la conseguenza che la squadra finisce per essere più protetta e che dalle parti di Viviano (o ora come ora di Colombo) arriva meno roba e anche più addomesticabile. Senza dimenticare un altro particolare, non di sicuro trascurabile: avendo una discreta dote di chili e centimetri, i difensori del Bologna più hanno campo da coprire e più rischiano di vivere di affanni. No, non è un caso che Portanova, Moras e Britos sappiano esaltarsi quando gli avversari buttano palloni in mezzo dalla trequarti non riuscendo a entrare dai sentieri centrali ed arrivare sul fondo per crossare. Come non è un caso che sempre Portanova, Moras e Britos (come tutti i difensori di questa terra, d’altra parte) soffrano e difendano peggio quando sono chiamati a dover fare l’uno contro uno con gli avversari a campo aperto, avendo la squadra perso equilibrio e distanze. Colomba sta lavorando molto su questo fronte, sapendo bene che quando sei organizzato nella fase di difesa riesci sempre a cavartela, anche nelle domeniche dispari. E attenzione, l’aggressività della quale ha parlato ieri Portanova non vale solo per i difensori, ma per l’intera squadra, perché più gli attaccanti e i centrocampisti rendono complicata la vita agli altri nella costruzione del gioco, più la squadra ne trae benefici. Ecco il motivo per il quale il Bologna dovrà restare sempre corto ed equilibrato, dovrà essere capace di pressare gli avversari in tutte le zone del campo, perché tu puoi avere i difensori bravi, belli, grossi e attenti quanto vuoi ma se davanti a loro gli avversari trovano campo libero, dietro sei destinato a subire. E a prendere gol. Come è successo tante volte in questa stagione e anche in quella passata.
Diecimila biglietti, la prevendita va
Sale, con moderazione, la febbre per Bologna-Milan di domenica: al terzo giorno di prevendita aperta a tutti (dopo i tre giorni riservati ai tifosi rossoblu dello scorso weekend) sono 10.500 i biglietti venduti per la gara contro i rossoneri, che considerando il numeri degli abbonati del Bologna porta i presenti già sicuri oltre quota 23.000. Un dato discreto ma non esaltante specialmente in ottica bolognese, perché attualmente sono esaurite la curva Bulgarelli – per gran parte occupata con gli abbonamenti – e il settore ospiti. Molti più milanisti che bolognesi dunque in quei 10.500 biglietti venduti e l’impressione è che comunque la sfida difficilmente chiamerà il tutto esaurito come in altre occasioni: probabile che ci si fermi poco oltre 30.000 spettatori. Sul campo, la notizia del giorno riguarda Vangelis Moras, che in un contrasto in partitella con Gimenez ha subito una contusione alla schiena che lo ha costretto ad abbandonare anzitempo la seduta pomeridiana. Nulla di serio, almeno all’apparenza, ma oggi la situazione del greco andrà rivalutata e Britos è comunque in preallarme, specie in un periodo in cui le gerarchie difensive non sono ancora definite al 100%. Piscina e terapie per Viviano mentre Mingazzini e Buscè hanno sostenuto un allenamento differenziato: per il mediano corsa a due velocità a bordo campo, con il Milan l’impressione è che al massimo possa partire dalla panchina considerando anche la diffida di Guana in vista di Livorno. Poche le indicazioni tecniche e carte apparentemente molto mischiate (con Di Vaio c’erano Zalayeta e Savio oltre a diversi titolari, nell’altra squadra tra gli altri Mudingayi, Gimenez e Modesto), mentre a bordo campo si è rivisto anche il patron Renzo Menarini, presente a Casteldebole insieme alla figlia Francesca. Già dall’allenamento di oggi si potrebbe avere qualche indicazione in più sull’undici anti-Milan.
Portanova: Dobbiamo essere più cattivi
Daniele Portanova, il Bologna è passato dal 4-3-1-2 al 4-4-1-1: com’è cambiata la vita di voi difensori? “Stiamo lavorando meglio rispetto ai primi mesi, non a caso ora subiamo poche situazioni pericolose, anche se purtroppo un gol finiamo sempre per prenderlo. Il punto è che dobbiamo essere ancora più concentrati, più cattivi, gli avversari dovranno fare fatica a farci gol, sempre certo, ma soprattutto quando siamo in vantaggio”. Portanova è un trascinatore, uno di quelli che grida “vado avanti io e voi venitemi dietro”. Sentite anche questa: “A oggi il Bologna ha 24 punti, quattro in più della terzultima: bene, ne restano altri 16 da fare da qui alla fine, ci aspetta un mini campionato che dovremo giocare con il sangue negli occhi, perché la salvezza non dovrà sfuggirci per niente al mondo”. Un conto è dirlo, un conto è raggiungerla, tra l’altro le prossime quattro partite saranno da mani nei capelli. “In serie A ci sono partite difficili e partite molto difficili: domenica contro il Milan ne abbiamo una molto difficile, è vero, ma è anche vero che lo stesso Milan sarà consapevole di trovare un Bologna tignoso, forte e concentrato. Sì, perché il Bologna dovrà essere obbligatoriamente tignoso, forte e concentrato per tutta la partita”. Ecco, ci siamo, la nota dolente è che il Bologna vive ancora di tanti, troppi passaggi a vuoto. “Quando sei in una situazione delicata di classifica spendi molto non solo a livello fisico ma anche mentalmente: il pensiero di poter perdere punti ti fa spendere il doppio e a volte finisci per concedere più campo agli avversari. La cosa più importante è che il Bologna da qui alla fine del campionato dia sempre il massimo, perché la serie A non te la regala nessuno, te la devi sudare per mantenerla”. C’è il Milan, lo abbiamo detto, si salvi chi può, anche se da un paio di settimane a questa parte i rossoneri vivono di digiuni. “Il Milan attacca con molti uomini e in campo corrono tutti, ma si parte dallo 0-0, sono undici loro e siamo undici noi. Abbiamo grande rispetto per gli avversari, stiamo con i piedi per terra e tiriamo fuori quelle che sono le nostre armi, e cioè il cuore, il gruppo, la grinta. Ma attenzione: anche il Bologna ha giocatori di qualità”. Una telenovela, il Siena che lo vuole fortissimamente, Portanova che assicura di stare bene a Bologna, il Bologna che lo ritiene incedibile: ora che il mercato è finito qual è il pensiero che alberga nella testa di Portanova? “Come tutti sanno sono molto legato al Siena e a Siena, ma ora sono a Bologna, gioco nel Bologna, sono felice e penso solo a dare il massimo e a raggiungere la salvezza con questa maglia, in una società che ha avuto fiducia in me. Il Bologna mi ha considerato incedibile e ne sono contento: no, non c’è stata alcuna ripicca da parte mia dopo i fatti dell’estate passata, quando il Siena mi ha messo sul mercato. Tengo a precisarlo: non sono un mercenario, non lo sono mai stato”. La chiusura di Portanova è un messaggio di stima per Rafael Santos. “A me piace tantissimo, ha capacità importanti ed è anche furbo. Spero che resti sempre concentrato com’è stato finora perché prima o poi l’occasione capita”.
Kallon in visita a Casteldebole per proporre… Baggio
La visita che non ti aspetti, l’amico ritrovato. L’allenamento della prima squadra sta iniziando a Casteldebole quando varca i cancelli con la sua auto, in compagnia di un amico, un viso noto: è Mohamed Kallon, attaccante della Sierra Leone visto in rossoblu nella stagione 1997-98. Apparizione fugace, due presenze in campionato e quattro, condite da due gol, in Coppa Italia per un ragazzo appena maggiorenne, di proprietà dell’Inter, che poi fu mandato al Genoa dove cominciò ad emergere con forza. Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora: adesso Kallon è un ragazzo di trent’anni che nonostante l’età passa più tempo a fare l’imprenditore che il giocatore. Dal 2005-06, ad eccezione di due parentesi al Monaco e all’Aek Atene, Kallon ha giocato tra Arabia Saudita, Dubai e Sierra Leone: a breve comincerà la stagione all’Al Shabab, la squadra di Dubai dove milita ora, dopo un anno da presidente-giocatore all’Fc Kallon. Già, perché dal 2002 ‘Momo’ è il padrone di una squadra in Sierra Leone che ha preso il suo nome, ma più in generale di vero e proprio mini-impero nel Paese africano: la Kalleone Gruop of Companies, società che gestisce oltre alla squadra di calcio centri commerciali, alberghi, luoghi di divertimento, una radio e un giornale, oltre alla fondazione per i bambini che porta il nome dell’attaccante. Ora l’Fc Kallon è in Italia per disputare il torneo di Viareggio, il presidente li segue da vicino ed ecco che dietro ai saluti a Casteldebole potrebbero esserci anche altri discorsi. “Sono passato a salutare alcuni amici, di quelli che giocavano con me c’è Tarantino, che ora fa il team manager, inoltre ho rivisto alcuni miei ex compagni come Di Vaio e Pisanu e Colomba, che mi ha allenato a Reggio Calabria”. Con Di Vaio ha giocato al Monaco, mentre con Pisanu si è incrociato a Cagliari. Ora come ora l’attenzione di Kallon è sui suoi ragazzi impegnati al Viareggio. “Abbiamo perso 3-2 all’esordio contro il Napoli giocando una buona partita. Ci sono diversi giocatori interessanti, è la prima volta che partecipiamo al torneo ed è una buona occasione per questi ragazzi per mettersi in mostra. Alcuni li ho segnalati anche al Bologna e ho chiamato i dirigenti del Bologna a Viareggio per vederli: i più interessanti sono due ragazzi di diciotto anni, l’attaccante Mohamed Bangura e il centrocampista Alusine Kamara”. Che in patria, per la cronaca, si porta dietro l’ingombrante soprannome di Baggio. Ancora alcuni giorni alla Coppa Carnevale a mostrare i suoi gioelli, poi una vacanza e il rientro a Dubai “dove giocare a calcio è bellissimo, il posto è stupendo e c’è un caldo meraviglioso. Ma come fate voi qua con questo freddo?”. Già. Che invidia, presidente-calciatore Kallon.
IL RESTO DEL CARLINO
Sacchi. “Attento Bologna, il Milan ha già smaltito il derby”
“Occhio Bologna, che domenica arriva un Milan che avrà ampiamente smaltito la botta della sconfitta nel derby. E giocare in modo attendistico contro la squadra di Leonardo il più delle volte non paga”. Parola di Arrigo Sacchi. Ospite quasi fisso della tribuna del Dall’Ara, grande amico (ed ex collega di lavoro al Parma) del digì Luca Baraldi, candidato ombra al ruolo di direttore tecnico del progetto rossoblu ma soprattutto artefice del Grande Milan del primo Berlusconi, quello che con zona, pressing, 4-4-2 e i tre olandesi volanti (Rijkaard, Gullit e Van Basten) fece man bassa di trofei e rivoluzionò il calcio italiano. Sacchi, lei che lo vede spesso, come giudica questo Bologna a cui la classifica comincia un po’ a sorridere? “La squadra ha avuto un buon risveglio e ha fatto risultati importanti. Ma adesso non deve fermarsi, perché la tranquillità è lontana”. Modesto, Savio, Succi, Pisanu e Buscè: il suo amico Baraldi, senza un euro in tasca, tanto di più non poteva fare. “Di euro in tasca non ne aveva nessuno: è stato un mercato povero e il Bologna si è adeguato al trend. Ma in rapporto ai suoi obiettivi la società ha fatto un buon lavoro”. L’organico è valido ma continua a mancare un regista. Si può fare calcio senza un organizzatore di gioco? “Per me sarebbe un problema. Poi vedo che per un Ancelotti che in mezzo al campo vuole uno alla Pirlo, la maggior parte degli allenatori sceglie un distruttore di gioco. La verità è che di registi bravi in giro ce ne sono pochi e a gennaio difficilmente riesci a metterci una pezza”. Già, si chiama programmazione. “Più che a gennaio, conta lavorare bene da qui a giugno: specie se non hai tanti soldi da investire”. I Menarini hanno deciso di non buttarne più dalla finestra. “Ma in Francesca hanno una risorsa preziosa: l’entusiasmo. Posso dirlo perché vedo la partita accanto a lei e in questi ultimi tempi la sua passione per la squadra è cresciuta. La passione di un proprietario è un fattore decisivo: Berlusconi in questo era un fenomeno. Ci inondava di euforia e di positività. E’ una cosa che i giocatori sentono e portano in campo”. A proposito di Berlusconi: da Israele ha subito bocciato l’acquisto di Mancini. “Se permettete ho qualche dubbio: non credo che abbia usato quelle parole (“non ci serviva uno alla Mancini”, avrebbe detto il premier, ndr), non è nel suo stile. Anche perché mi risulta che Galliani prima di fare ogni operazione, si consulti con lui”. Intanto Ronaldinho continua a fare le notti brave. “Quando al Milan c’ero io non c’è stato un giocatore che sia arrivato tardi a un allenamento: e questo perché ancor prima del calciatore sapevamo scegliere l’uomo”. Al Parma, però, scelse anche Mutu… “Sì. E io pretesi che firmasse un contratto in cui il terzo dello stipendio lo avrebbe preso solo se avesse centrato determinati obiettivi: non tecnici, ma comportamentali. Mutu quei soldi li prese tutti e quell’anno segnò 18 gol, il suo record in Italia”. Gimenez le piace? “Ha talento, ma non conosco caratterialmente il ragazzo”. Bologna-Milna ha un esito scontato? “Lo tsunami del dopo derby il Milan lo ha già metabolizzat. E il Bologna non avrà lo stesso vantaggio del Livorno, che ha affrontato i rossoneri tre giorni dopo la gara di Coppa Italia con l’Udinese. Poi il Bologna è abbastanza attendista, e questo al Milan darà dei vantaggi”. Sacchi supervisore tecnico del Bologna resta un progetto nel cassetto? “Io sto facendo tante cose: lavoro in tv, scrivo sui giornali, partecipo a convention. Dove lo trovo il tempo per fare seriamente il direttore tecnico?”.
Portanova. “Sudore, cuore e concentrazione”
Le partite impossibili non esistono. Specie di questi tempi, in cui il Bologna sembra aver imboccato la strada della continuità, della fiducia in se stesso e della consapevolezza nei propri mezzi. Questo il messaggio che Daniele Portanova ha lanciato alla squadra e alla piazza a quattro giorni dalla sfida col Milan. “In serie A le partite facili non esistono. Certo contro i rossoneri ce ne aspetta una molto difficile: se ci fermassimo a leggere i nomi della loro rosa dovremmo neppure scendere in campo, ma sulla carta doveva valere lo stesso discorso anche con la Fiorentina”. Portanova sogna di giocare un brutto scherzo al Milan e indica gli ingredienti attraverso i quali rendere possibile la missione “Sudore, cuore, concentrazione e voglia di lottare. Dovremo dare il centodieci per cento e giocare con il sangue agli occhi. Le qualità per fare bene le abbiamo, dobbiamo cercare di sfruttarle. Ma attenzione: dipingono il Milan come una squadra in crisi: non lo è”. Pur sognando l’impresa, Portanova persegue la politica dei piedi a terra e si tiene stretto il punto rimediato con il Chievo: “Abbiamo 24 punti e ce ne mancano 16 alla salvezza, da conquistare il prima possibile. Per questo quello conquistato domenica è guadagnato. Avevamo la partita in pugno fino al gol subito e abbiamo avuto anche la palla della vittoria, ma non ci è andata bene. Con il Bari Gimenez aveva risolto la partita, con il Chievo non ci è riuscito. Il calcio è così, è fatto di episodi e a quel punto ha prevalso la paura di perdere, perché comunque bastano due partite storte e rischi di ritrovarti nuovamente nel calderone. Per questo è importante continuare così”. Sfruttare il momento positivo e pure i nuovi acquisti: “Siamo mediamente una squadra esperta e le voci dell’ultimo mese non ci hanno disturbato. Lo dimostrano i risultati. Anzi, dal mercato sono arrivati giocatori interessanti, Modesto poi è già fondamentale”. Un giocatore in più, da qui alla fine, secondo lui sarà il compagno di reparto Rafael Santos. “Ha qualità importanti, tatticamente è preparato e furbo. Deve solo tenere duro perché mi ricorda Brandao, lo scorso anno, nel Siena: non giocò per mesi poi capitarono due infortuni, divenne titolare del Siena e della nazionale portoghese”. Quel Siena che lo ha tanto cercato anche in gennaio. “Tutti sanno che a Siena ho lasciato il cuore, ma sono un professionista, non un mercenario. Il Bologna ha creduto in me e finché sarà così darò tutto per questa maglia”.
A Casteldebole si rivede Kallon: è venuto per presentare i gioielli Kamara e Bangura
Il Bologna guarda all’Africa con gli occhi di Mohamed Kallon. L’ex rossoblu era di passaggio ieri a Casteldebole “per rivedere vecchi amici come Di Vaio, Pisanu, Tarantino e mister Colomba” e per affari. L’attaccante, attualmente in forza all’Al Shaab di Dubai, ha fondato una squadra che porta il suo nome (Fc Kallon) in Sierra Leone, a Free Town, sua città natale, e i suoi ragazzi sono attualmente impegnati al torneo di Viareggio. Kallon mostrerà ai rossoblu due dei suoi prospetti, che scenderanno in campo oggi alle 15, contro il Chivas. “Si tratta del centrocampista Alusine Kamara (in patria è stato ribattezzato Baggio, ndr) e dell’attaccante Mohamed Bangura. Entrambi hanno 18 anni, sono andati a segno nella gara di esordio contro il Napoli (sconfitta per 3-2, ndr) giocano già nella prima squadra e hanno grandi prospettive. Se al Bologna piaceranno, ne parleremo”.
LA REPUBBLICA
Dall’Ara, febbre da partitissima e adesso sta meglio il Bologna
Una domenica da esaurito. E lunedì tocca alla Meleam
Albertazzi, il ‘cinno’ rapito dal Diavolo. “Che bello se mi prestassero al Bologna”
“Sarà una partita strana: tifo Milan, perché sto qui, ma il cuore adesso è diviso”
La squadra. In porta Colombo ed è pronto Appiah