Niente regista per il Bologna, niente Siena per Zalayeta, niente Torino per Marazzina, l’Albinoleffe per il cuore rossoblu Davide Bombardini. Si è chiuso così l’ultimo giorno di mercato. E per un centrocampista che non arriva, un bomber che c’è e si è ritrovato: riflettori su capitan Di Vaio, tornato sui livello dello scorso anno.
CORRIERE DELLO SPORT – STADIO
E meno male che c’è Di Vaio
Anno nuovo, Marco Di Vaio vecchio. C’è di più: in questo gennaio Di Vaio ha fatto addirittura meglio rispetto al gennaio del campionato passato. Allora firmò 3 reti, 1 contro il Chievo, 1 contro il Catania, 1 contro il Milan, oggi ne ha segnate 4: 1 alla Fiorentina, 2 all’Atalanta, 1 al Chievo. Insomma, Bologna e il Bologna possono sorridere, perché il fatto di aver ritrovato Di Vaio è fondamentale in chiave salvezza, perché tu puoi metterla come vuoi, ma se il capitano non fa gol sono guai seri per il Bologna. Se è un caso che Di Vaio abbia ritrovato quella continuità che lo aveva accompagnato l’anno scorso per un intero campionato? No, è il motivo di questa sua rinascita è un segreto conosciutissimo: il Bologna è tornato a giocare per lui, si è messo di nuovo a sua disposizione e figuratevi se a quel punto Di Vaio poteva tradire. Perché la verità è una sola: anche l’attaccante più forte, quello che col gol ha da sempre un rapporto meraviglioso, deve credere fino in fondo in ciò che fa, altrimenti va poco lontano. Ricordate cosa disse Di Vaio una quarantina di giorni fa, quando il capitano non segnava e una piccola fetta di Bologna cominciava d avere (ingiustamente, lo sottolineiamo) qualche perplessità nei suoi confronti? Disse che “per il bene della squadra è giusto giocare con le due punte e devo essere io a cercare di capire quelli che sono i movimenti da fare”. Ci ha provato, ce l’ha messa tutta, ma alla fine si è arreso. O meglio, si è dovuto arrendere Franco Colomba, che ha abbandonato l’idea delle due punte con un trequartista alle loro spalle per tornare al Bologna dell’anno passato. Quello con una sola punta, Di Vaio appunto, e un trequartista dietro. Quello che nel campionato scorso più ha pagato anche sul fronte degli equilibri tra i reparti. Perché Di Vaio quando gioca da solo diventa un altro? Perché le mosse da fare deve deciderle lui e chi gli sta alle spalle deve essere pronto a servirlo sul movimento. Avete presente il gol che ha segnato alla Fiorentina su passaggio di Gimenez? Bene, quello che Di Vaio ha segnato domenica al Chievo su passaggio di Modesto gli somiglia in tutto e per tutto. E attenzione, questi due gol non sono figli del caso. E’ evidente che a questo punto l’uomo più amato di Bologna ha ritrovato anche le giuste convinzioni, perché va detto che inevitabilmente a un certo punto Di Vaio si era anche smarrito, non riuscendo più a fare quello che aveva sempre fatto. Altra domanda: dove può arrivare questo Di Vaio ritrovato, quanti gol può segnare? “Fatemi vivere alla giornata, voglio vivere alla giornata”, ha dichiarato alla fine di Chievo-Bologna. Nel senso che Di Vaio non vuole porre limiti alla provvidenza. E ha ragione, perché se il Bologna continuerà a giocare con lo stesso modulo di oggi state sicuri che il capitano rossoblu sarà ancora quello dell’anno passato. E quello che Bologna ha ammirato in questo gennaio.
Un avviso da Colomba: “Il Milan non è in crisi”
Ora ci crede, eccome. Il Bologna ad ogni match, ad ogni risultato positivo mette sempre più a fuoco la salvezza. E molto è iniziato dalla gara di Firenze, dalla vittoria contro la squadra di Prandelli. Franco Colomba è a Coverciano nel giorno della Panchina d’Oro e d’Argento. Una cosa è certa, la sua, di panchina, è solida. Molto solida. “Per sospirare di tranquillità – racconta – ci mancano ancora tanti punti e prima li facciamo e meglio è. Però è indiscutibile che dal punto di vista della convinzione le cose si stanno mettendo a posto. Il gruppo ha indiscutibilmente fiducia, il gruppo sta lavorando e in modo compatto”. La battaglia è tutta da combattere ma è lo spirito che progressivamente sta cambiando. Ogni punto strappato è un segnale, un guizzo di vitalità. “E’ vero, la vittoria di Firenze ci ha fatto capire che niente è impossibile. Qual è il problema più pericoloso che dovremo affrontare? Sicuramente il mantenimento di questa convinzione, avere sempre dentro la voglia di non accontentarsi”. E’ stata una rinascita dell’orgoglio ma anche appunto della convinzione, un progressivo training autogeno che sta facendo crescere dentro il Bologna. “Cosa ho portato di nuovo arrivando sulla panchina del Bologna? Penso niente di clamoroso, ho solo portato la mia esperienza, la mia professionalità e il mio modo di fare. Ripeto, niente di clamoroso ma attinge dai miei anni, tanti, di carriera. Credo poi di essere riuscito a trasmettere l’equilibrio che ho sempre avuto come base del mio lavoro”. Poi guardando avanti, in un calendario che non lascia nemmeno un attimo di tregua, adesso c’è il Milan, ferito e deciso a prendersi una rivincita: “Non credo proprio che i rossoneri possono essere in crisi per un mezzo risultato non positivo, parliamo di campioni veri che in qualsiasi momento possono fare la differenza”. E che possono risolvere la partita sempre e comunque in un attimo: “Per questo dovremo prepararci bene e curare ogni singolo dettaglio per riuscire a contrastare il Milan”. A proposito dei rossoneri, Colomba ha sottolineato: “Non ho dubbi, il Milan potrebbe essere l’anti Inter. Sì, il Milan, ma mettiamoci anche la Roma che sta andando benissimo. Non solo perché lo dice la classifica però credo che i nerazzurri abbiano davvero qualcosa in più e che sia difficilissimo contrastare loro il passo”. Ha poi votato dando il suo ad Allegri: “Lo merita per quello che ha fatto lo scorso anno e per le conferme della stagione attuale”. Se ne va verso una squadra della quale si è davvero innamorato. “Il Bologna lotta come voglio io”.
Il Bologna fa flop, il regista non c’è
Davide Bombardini all’Albinoleffe, poi più niente, né in entrata né in uscita. Avete capito bene, in tre mesi e mezzo il Bologna non è riuscito a regalare un centrocampista a Colomba. Di sicuro ora Luca Baraldi, Fabrizio Salvatori e forse anche lo stesso Colomba racconteranno alla gente che il centrocampista era un optional e non una priorità, come nelle settimane passate avevano detto e ridetto, ma la verità è un’altra, è la storia della volpe che non arriva all’uva e poi dice che non è matura, perché ieri mattina sono tornati alla carica con Lotito per Baronio e nel corso della giornata si sono di nuovo fatti sotto con il Chievo per Iori. Ma è successo, come anche un bambino di 10 anni poteva immaginare, che Lotito ha tolto dal mercato Baronio (per quale motivo al mondo avrebbe dovuto regalarlo al Bologna?) e poi che il Chievo pretendeva qualche migliaia di euro per il prestito di Iori e a quel punto Baraldi e Salvatori hanno fatto marcia indietro. Dopo aver detto che mai e poi mai il Bologna avrebbe dovuto arrivare all’ultimo giorno di mercato per portare a Casteldebole un nuovo centrocampista (e credeteci, almeno due soluzioni le aveva avute a portata di mano) sottolineiamo quello che è l’organico attuale come centrocampisti centrali: Mudingayi, Guana, Mingazzini e Casarini, più Appiah e Mutarelli. Ora, il punto è questo: il Bologna dovrà solo incrociare le dita e sperare che Mudingayi non rimedi tante giornate di squalifica da qui alla fine, che Mingazzini riesca a mettersi finalmente alle spalle tutti questi acciacchi fisici con i quali a oggi è costretto a convivere e che Guana non finisca mai la benzina, altrimenti Colomba dovrà passare brutti momenti e arrampicarsi addirittura sugli specchi per costruire il Bologna. Perché è vero che l’allenatore rossoblu avrà (meglio dire dovrebbe avere) più avanti anche Appiah e Mutarelli, ma vogliamo dimenticare che il ghanese non gioca da due anni e il secondo ha alle spalle un intervento al legamento crociato del ginocchio? Tra l’altro il primo dovrebbe essere pronto tra due, tre settimane (ma sappiamo bene che la lunga inattività è pericolosa soprattutto a livello muscolare) e Mutarelli si allena ancora da solo all’Isokinetic. Della serie: giudicate voi. Per quello che ci riguarda, noi eravamo straconvinti che andasse a finire così, al di là delle assicurazioni del Bologna via via metteva in piazza. Due riflessioni: vanno bene gli acquisti di Buscè, Modesto, Succi e Savio, è positiva la conferma fino a giugno di Britos, sono da verificare le condizioni fisiche di Pisanu, ma senza l’arrivo di un centrocampista è come se il mercato del Bologna fosse monco. Anche perché non va dimenticato che il Bologna ha lasciato partire Tedesco, Vigiani, Valiani e Bombardini, che magari erano più costruttivi di Moras come centrocampisti centrali. La seconda: non è che questo gennaio confortante sul piano dei risultati abbia fatto credere ai Menarini che la salvezza è dietro l’angolo. Perché se così fosse li invitiamo a guardare la classifica e soprattutto il calendario. Nel corso della giornata il Bologna ha tentato di nuovo di cedere Zalayeta al Siena e di vestire di rossoblu Corradi, ma di nuovo Zalayeta ha rifiutato il trasferimento (è facile intuire con quale stato d’animo resterà a questo punto a lavorare a Casteldebole). Poi Baraldi e Salvatori hanno cercato di chiudere con il Torino lo scambio Diana-Marazzina, ma anche in questo caso è arrivata la fumata nera. Non è saltato il trasferimento di Bombardini all’Albinoleffe, che gli ha fatto sottoscrivere un contratto fino al 2011. Poi Baraldi ha fatto un’altra operazione a livello giovanile: da Cesena è arrivato a titolo definitivo Nicola Cappellini, classe ’91, e al Cesena è andato in compartecipazione Erik Nesca, classe ’91. Che con il suo gol aveva consentito la settimana passata al Bologna Primavera di battere il Cittadella.
IL RESTO DEL CARLINO
Alla fine Zalayeta rimane e non arriva il regista
Quattro sono i centrocampisti che il Bologna ha ceduto: prima Vigiani, Tedesco e Valiani, infine Bombardini, che si è accasato all’Albinoleffe. Due sono quelli approdati in rossoblu: Modesto e Pisanu. Baraldi e Salvatori hanno cercato di colmare il saldo passivo portando l’ultimo assalto prima alla Lazio per Baronio poi al Chievo per Iori, ma hanno preso picche. Com’è fatto Lotito, si sa: anche se Baronio si avvia alla scadenza del contratto e la Lazio a giugno lo dovrà lasciar partire senza avere in cambio un indennizzo, quello di prestarlo al Bologna a titolo gratuito è un pensiero che non gli ha neppure sfiorato la mente. Campedelli invece semplicemente ritiene Iori determinante per il suo organico e non avendo trovato (né cercato con insistenza) un’alternativa non ha impoverito la sua squadra. Il Bologna aveva già chiuso la trattativa con l’Albinoleffe per la cessione di Bombardini e ora si trova con un numero di centrocampisti molto limitato. Appiah e Mutarelli sono ancora fuori per infortunio, Mingazzini sta attraversando la fase degli acciacchi e se a uno dei due tra Mudingayi e Guana dovesse venire il raffreddore, a Colomba non rimarrebbe che inventarsi qualcosa. Buon per lui che queste sono le settimane di Gimenez, la cui esplosione coincide con il mercato di riparazione e che può essere considerato a tutti gli effetti un uomo da aggiungere all’organico. Se, come domenica scorsa a Verona, Big Gim gioca da esterno destro, Casarini può essere una valida alternativa ai due centrocampisti centrali, in attesa che Mingazzini torni a correre più di prima. Altrimenti, come successe contro l’Atalanta, il rischio è di dover chiedere a Moras di improvvisarsi nuovamente centrocampista. Il Bologna è uscito dal mercato invernale più giovane di prima. Ha disconosciuto il suo recente passato con le cessioni di Vigiani e Tedesco, ma ha agito in modo da poter ripristinare il gioco sugli esterni, che era una delle priorità di inizio stagione. Ma, soprattutto, il Bologna ha lavorato in questo mese alla ricerca della soluzione più logica, che è il tentativo di sfruttare Di Vaio nel modo migliore possibile. Così si spiega perché se ne sia andato Osvaldo (catalogato da Colomba come prima punta) e sia arrivato il bolognese Succi, seconda punta e vero colpo del mercato rossoblu. L’esplosione di Gimenez, che è un attaccante, ma non un centravanti e che si è mostrato pronto al sacrificio, ha fatto il resto. Ora intorno a Di Vaio c’è una vera e propria batteria di attaccanti pronti a moltiplicare le occasioni da gol per il capitano e, a volte, anche per se stessi. Non è un caso che da quando è emigrato Osvaldo e da quando la condizione psicofisica di Zalayeta è parsa a chiunque insufficiente, Di Vaio abbia trovato la media gol che lo aveva esaltato durante la passata stagione. Capitolo Zalayeta: ha rifiutato di trasferirsi a Siena, coerente fino all’autolesionismo all’idea che, dopo aver accettato le incertezze rossoblu, non fosse proprio il caso di scendere ancora più in basso. Contento lui. Nel Bologna rischia di non trovare più una maglia da titolare e nel Siena, verosimilmente, avrebbe giocato spesso dal primo minuto. E’ stato sfortunato, il Panterone: venne perché si stava diffondendo la convinzione, del tutto moggiana, che Di Vaio non sarebbe rimasto sui livelli della passata stagione e il Bologna (senza essere pressante, perché a Colomba Zalayeta piace) ha cercato di venderlo non appena gli è stato chiaro che era vero il contrario, cioè che il calo di Di Vaio era dovuto alla restrizione dello spazio a sua disposizione. Se la maturazione di Gimenez, la capacità di calarsi rapidamente nella nuova squadra sfoggiata da Modesto, l’arrivo di Savio e le doti di fondista sfoggiate ultimamente da Adailton hanno ridotto le opportunità di Zalayeta, figuriamoci quelle di Marazzina. Al Toro il conte Max avrebbe detto di sì, ma Cairo ha troppi tesserati e ingaggiando l’attaccante del Bologna avrebbe superato il tetto dei tesserabili. Infine: dalla Primavera del Cesena è arrivato Capellini, per tappare il buco lasciato da Pasi e il centrocampista Della Rocca (del Bologna) è passato dal Brescia al Perugia.
E Ballardini disse: “Baronio serve alla Lazio”
Zalayeta resta a Bologna, Baronio alla Lazio, Bombardini si accasa all’Albinoleffe: questo il verdetto dell’ultimo giorno di mercato in cui l’unica operazione in ingresso dei rossoblu è rappresentata dall’innesto di Nicola Capellini, attaccante classe 1991 della Primavera del Cesena arrivato in cambio del centrocampista della Primavera rossoblu Erik Nesca (classe ’91). Niente regista, quindi, uno degli obiettivi dichiarati in apertura di mercato. La caccia a Baronio era partita verso mezzogiorno: prestito gratuito, la richiesta avanzata dal Bologna, respinta ai mittenti dai biancocelesti con la promessa di risentirsi nel pomeriggio, qualora la Lazio fosse riuscita a strappare Ederson al Lione. Mezz’ora più tardi le sirene dell’Ata Quark Hotel di Milano, sede del calcio mercato, annunciano il tentativo di assalto del Siena per Zalayeta e la possibilità che la cessione di quest’ultimo coincida con lo sbarco sotto le due torri, via Udine, di Corradi. Il Siena sonda il terreno non con il Bologna, ma direttamente con l’entourage del giocatore: risposta negativa e la trattativa non comincia neppure e il Bologna non prova neppure a forzare la mano, per non correre il rischio di dover rimpiangere di aver ceduto il giocatore a una diretta concorrente. L’Udinese intanto resta a guardare e quando alle 17 il sito internet della Lega Calcio annuncia l’arrivo in prestito alla Roma dell’attaccante Kulenthiran, si capisce che Zalayeta rimarrà a Bologna. Due ore prima invece il Torino aveva contattato i rossoblu per proporre uno scambio: Aimo Diana per Massimo Marazzina, che i granata, come pure il Cesena, avevano già inseguito vanamente dall’apertura di questo mercato di gennaio. Marazzina questa volta dice sì, ma è il Torino a dover prendere tempo, per la necessità di vendere prima di chiudere la trattativa, dal momento che le regole del campionato cadetto proibiscono di avere in lista più di ventuno giocatori. Anche qui la promessa è quella di risentirsi più tardi. Nel frattempo non arrivano novità su Iori. Il Bologna non lo cerca: o Baronio o niente, mentre l’Albinoleffe piomba su Bombardini, che chiede di essere ceduto lusingato dal contratto proposto dai bergamaschi (fino al 2011, quello col Bologna scadeva a giugno) e dalla possibilità di avere un ruolo da protagonista: verso le 17 il numero dieci è un ex rossoblu mentre i dirigenti dei settori giovanili di Bologna e Cesena definiscono lo scambio a titolo definitivo di Capellini e Nesca. Alle 18 il Bologna ha ancora due trattative aperte. Baronio salta definitivamente alle 18.30: Lotito chiede lumi anche a Ballardini e questa volta a bloccare l’affare è anche l’allenatore della Lazio. Poco dopo svanisce il possibile scambio di Marazzina con Diana, dal momento che il Torino non riesce a liberare un posto in rosa per il ritorno dell’attaccante. Alle 19 il mercato si chiude con il Bologna che acconsente al passaggio di Francesco Della Rocca (prestato in estate al Brescia) dalle Rondinelle al Perugia.
Ciao Bomba. “Vado perché voglio giocare. Ma il cuore resta rossoblu”
“Lascio Bologna a malincuore, ma negli ultimi tempi la mia situazione si era un po’ appiattita. Gli spazi erano quelli che erano, non mi sentivo più partecipe al cento per cento e se dovevo stare qui solo a dare pacche sulle spalle ai compagni ho pensato che fosse meglio cambiare aria. Nessuna polemica, anche perché nessuno mi ha mandato via: è una decisione che ho preso io. E l’ho presa perché ho ancora tanta voglia di giocare e di rimettermi in discussione”. Così Davide Bombardini alle 19 di ieri, un’ora dopo aver firmato il contratto che lo lega all’Albinoleffe fino al giugno 2011. Giù il sipario (un po’ a sorpresa) sulle due stagioni e mezzo di Bombardini in rossoblu, che sarebbe un po’ riduttivo condensare nei soli numeri: 30 presenze con 3 gol in B; 31 in serie A (le 22 dello scorso campionato più le 9 di questo). Bomba in realtà è stato molto altro. Il calciatore che quando era un cinno da Imola veniva con gli amici a vedere il Bologna, e che questa passionaccia non l’ha mai persa. Il fantasista che un giorno a Sestola Arrigoni riconvertì in terzino sinistro: e l’operazione ha persino funzionato. Il tappabuchi che in due anni e mezzo ha fatto tutti i ruoli perché ce n’era bisogno e perché (ipse dixit) “pur di vestire questa maglia giocherei anche in porta”. Non da ultimo, il compagno della sfolgorante Giorgia Palmas, l’ex velina che un anno e mezzo fa l’ha reso padre della splendida Sofia. In realtà chi sia stato il Bombardini rossoblu lo racconta lui stesso con un autoritratto sintetico ma efficace: “Pur indossando la maglia numero 10 non sono stato né Baggio né Signori: però mi sono tolto grandi soddisfazioni con questa maglia. Ho vinto un campionato di B, ho conquistato una salvezza sofferta in A: non potevo chiedere di più. Ora che ci penso mi è mancato di segnare un gol in serie A, quello sarebbe stato il massimo ma va bene lo stesso. Nessun rimpianto, comunque, a parte il fatto che avrei voluto giocare qui tutta la carriera o, almeno, arrivarci con qualche anno di meno”. Ma l’età dev’essere un optional per chi a 35 anni azzera il proprio passato e ricomincia, una categoria sotto, dalla provincia del pallone. “Perché Albinoleffe? Perché è un club che mi corteggiava da tempo, perché è una realtà che da fuori ho sempre ammirato e anche perché mi allungherà la carriera di almeno un anno”. Con Bologna però non è un addio, bensì un arrivederci. “Sabato l’Albinoleffe gioca ad Ancona, ma il giorno dopo sarò al Dall’Ara per salutare tutti. Mi sa proprio che il Milan me lo guarderò dalla curva”. Forza Bologna. E forza Bomba.
LA REPUBBLICA
Mercato, chiusura senza botti.
Baronio non viene, Zalayeta resta. Colomba: “Bene così, c’è qualità”
Panteron, salta Siena. E Bombardini va all’Albinoleffe